La città fortezza di Peschiera del Garda

 Ma cosa c’è da vedere a Peschiera del Garda, e cosa ha di tanto speciale questa cittadina?

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Cittadina circondata dalle acque di fiume e di lago dove è bello girare senza fretta cogliendo dettagli e immaginandone la sua storia ricca e importante. Lo sapete che la città fortezza di Peschiera del Garda può essere considerata, a tutti gli effetti, una ‘cittadella militare’? E che è stata abitata fin dalle epoche più antiche diventando quasi subito un baluardo cinto da mura? Che in primavera ed in estate si trasforma in una città piena di fiori tanto da meritare l’appellativo di città fiorita? Insomma, anche senza entrare nel dettaglio sembra proprio che di cose da vedere a Peschiera del Garda ce ne siamo davvero parecchie!
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L’urbanistica della città fortezza di Peschiera del Garda è davvero particolare: in pratica sono due isole circondate dal fiume Mincio nel punto in cui incontra il Lago di Garda, collegate alla terra ferma e tra loro da un sistema di ponti ed a cui si accede da due porte, Porta Verona e Porta Brescia. L’isola a nord (da cui si accede da Porta Verona, che vedete nella foto qui sopra) è una vera e propria piazzaforte militare e gli edifici che vi si trovano sono per lo più caserme, edifici di servizio e casematte mentre sull’isola a sud, a cui si accede da Porta Brescia (nelle foto, è quella con i pittori che espongono le loro opere), si trova il centro storico della città vero e proprio, sorto sui resti della romana città di Arilica: il borgo è poco più di un pugno di case che corrono lungo poche vie che si intersecano tra loro ed hanno il fulcro nel Duomo di San Martino e nella piazzetta San Marco, su cui si affaccia il Municipio. In questa parte di Peschiera del Garda trovavano collocazione anche gli edifici militari di servizio, come l’ospedale e la polveriera. Le due isole sono collegate tra loro da due ponti, il Ponte dei Voltoni e il più moderno ponte di Viale Cordigero.
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In pratica, Peschiera del Garda ha ancora l’aspetto di una fortezza militare ed è una città bellissima, fatta di mattoni e di acqua, romantica abbastanza da catturare il cuore di chi la visita: anche per questa sua particolarità, oltre che per i panorami che si allargano sull’orizzonte del Lago di Garda, per la vivacità del borgo pieno di negozi, di bar e ristoranti, è una delle mete del Lago di Garda più apprezzate.
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Un po’ di storia:
il territorio di Peschiera del Garda è stato colonizzato dall’uomo fin dall’antichità e campagne archeologiche di scavo hanno ricostruito la presenza di alcuni villaggi palafitticoli ma è con l’impero romano che diventa, con il nome di Arilica, un importante e strategico avamposto utilizzato come porto sicuro dalla flotta imperiale che solcava il Lago di Garda: ancora oggi accanto al Duomo di San Martino si possono osservare alcuni scavi archeologici che mostrano un’abitazione con pavimento in mosaico e cocciopesto.
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Da sempre strategica per la difesa del territorio, sia sotto il dominio degli Scaligeri che della Repubblica di Venezia, la città divenne base militare e venne fortificata con la costruzione di una cinta muraria e di una Rocca, assumendo una forma a stella pentagonale interrotta da canali d’acqua. Tra il 1815 ed il 1866 divenne parte del formidabile sistema difensivo dell’Impero Austriaco definito “Quadrilatero”, che oltre alla città fortezza di Peschiera del Garda comprendeva le strutture militari di Mantova, Legnago e Verona.
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Peschiera del Garda è a tutti gli effetti una città-piazzaforte: passeggiando si sfiorano strutture militari oggi riutilizzate per scopi civili, come l’asburgica Caserma d’Artiglieria  voluta da Radetzky che ospita piccoli musei, biblioteche e spazi per rappresentazioni artistiche; la Palazzina Comando – che nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, ospitò l’incontro interalleato tra Italia, Francia ed Inghilterra che decise le sorti della I^ Guerra Mondiale – oggi museo storico; il Padiglione degli Ufficiali, in parte riutilizzato come circolo anziani, l’Ospedale Militare austriaco, edificato con sistemi costruttivi “a prova di bomba”, è stato utilizzato  – fino al 2000 – come carcere militare.
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Oggi i militari sono pressoché scomparsi da Peschiera del Garda – fa eccezione la presenza della Scuola per Allievi Agenti della Polizia di Stato.
Cosa vedere nella città fortezza di Peschiera del Garda, cosa fare, che cosa offre:
Molto amata dai cicloturisti (da qui parte la ciclovia che collega con Mantova seguendo il corso del fiume Mincio e il percorso che dalla sponda sud del Lago di Garda arriva fino a Rovereto), da chi ama la navigazione a vela (a Peschiera c’è anche un’ottima scuola, la Fraglia della Vela) o da chi pratica canoa, surf e SUP, visitare Peschiera è un’esperienza molto piacevole anche per il solo gusto di passeggiare sul lungo lago, sia in direzione di Sirmione del Garda (che dista in auto circa 12 km.) che verso Pacengo.
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Apprezzata dai pescatori (non è certo un caso se sullo stemma municipale di Peschiera del Garda ci sono due anguille!) e da chi vuole dedicarsi al turismo lacustre, che trova nelle tante spiagge dei dintorni la postazione ideale per attività balneari, chi vuole unire il relax alla scoperta del territorio può prendere parte ad escursioni giornaliere che dal porto di Peschiera del Garda consentono di scoprire il Lago di Garda.  In estate sono numerose le rassegne teatrali, le manifestazioni e le rievocazioni tra cui segnalo il Palio delle Mura che vede i pescatori sfidarsi a colpi di voga.
Una caratteristica della città fortezza di Peschiera del Garda sono i numerosi volatili che affollano le sue rive e nuotano nelle acque del Mincio e del Lago di Garda: cigni, anatre, germani reali, folaghe, martin pescatori e perfino cormorani. Non c’è da stupirsi, quindi, se percorrendo il lungo lago si incontrano teneri cartelli con mamma papera ed i suoi paperotti che avvisano di stare attenti agli “animali selvatici vaganti”!
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 Come arrivare a Peschiera del Garda:
  • Peschiera del Garda dista 25 km. da Verona e circa 40 km. da Brescia;
  • è ben collegata dal treno: vi fermano i treni della linea Milano-Venezia e la stazione è a 400 mt. dal centro cittadino;
  • vi fermano gli autobus di linea che che partono da Verona e da Brescia;
  • in auto, si esce all’omonimo casello sull’Autostrada 4 (Torino-Trieste)
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fonte: http://bussoladiario.com/2017/03/la-citta-fortezza-di-peschiera-del-garda.html

La Mille Miglia – 1000 miglia

Visita il sito web: http://www.1000miglia.it

La Mille Miglia fu una competizione automobilistica stradale di lunga durata disputata in Italia in 24 edizioni tra il 1927 e il 1957. Si trattava di una gara in linea a percorso circolare con partenza da Brescia e arrivo nella stessa città dopo che i concorrenti erano arrivati fino a Roma e avevano risalito la Penisola; il percorso era lungo circa 1 600 chilometri, equivalenti a circa mille miglia imperiali, da cui il nome della gara.

Dal 1977 la Mille Miglia rivive sotto forma di gara di regolarità per auto d’epoca. La partecipazione è limitata alle vetture, prodotte non oltre il 1957, che avevano partecipato (o risultavano iscritte) alla corsa originale. Il percorso BresciaRoma andata e ritorno ricalca, pur nelle sue varianti, quello della gara originale mantenendo costante il punto di partenza/arrivo in Viale Venezia all’altezza dei giardini del Rebuffone. L’edizione 2017, la numero novanta della storia, è quella con il record degli iscritti: 705[1].

Primi anni

« Mille Miglia ; qualcosa di non definito, di fuori dal naturale, che ricorda le vecchie fiabe che da ragazzi ascoltavamo avidamente, storie di fate, di maghi dagli stivali, di orizzonti sconfinati. Mille Miglia : suggestiva frase che indica oggi il progresso dei mezzi e l’audacia degli uomini. Corsa pazza, estenuante, senza soste, per campagne e città, sui monti e in riva al mare, di giorno e di notte. Nastri stradali che si snodano sotto le rombanti macchine, occhi che non si chiudono nel sonno, volti che non tremano, piloti dai nervi d’acciaio. »
(Giuseppe Tonelli, da: 100 macchine si lanciano da Brescia per le “Mille Miglia”, La Stampa, 27 marzo 1927)

Achille Varzi mentre affronta una curva.

La corsa venne ideata come gara unica (non a tappe) e organizzata dal conte Aymo Maggi con l’aiuto di Renzo Castagneto, dotato di ottime capacità organizzative, in risposta alla mancata assegnazione a Brescia, loro città natale, del Gran Premio d’Italia; tutto ciò insieme al conte Franco Mazzotti primo finanziatore e al decano dei giornalisti nel settore automobilistico Giovanni Canestrini.

Fu scelto un percorso a forma di “otto” da Brescia a Roma e ritorno, su una distanza di circa 1 600 km(corrispondenti a circa mille miglia, da cui il nome). Solo dopo la fine della prima Mille Miglia si decise, visto l’enorme successo, di ripetere la prova negli anni a venire.

Nelle successive edizioni il tracciato fu modificato per tredici volte. La prima edizione partì il 26 marzo 1927, con la partecipazione di settantasette equipaggi, due soli dei quali stranieri (al volante delle piccole Peugeot 5 hp spider). Ventidue vetture furono costrette al ritiro e cinquantacinque portarono a termine la corsa. I vincitori – Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi – a bordo di una OM, completarono il percorso in 21 ore, 4 minuti, 48 secondi e 1/5 alla media di 77,238 km/h.

Il 1938 fu segnato da un grave incidente subito dopo Bologna. Una Lancia Aprilia, infatti, uscì di strada e finì sulla folla uccidendo dieci spettatori, tra cui sette bambini. Altre ventitré persone restarono ferite. Le cause dell’incidente non furono mai del tutto chiarite. Ad ogni modo, il capo del governo, Benito Mussolini, decise di non concedere più l’autorizzazione per gare di corsa su strade pubbliche.

Nel 1940 si riuscì ad organizzare una nuova gara, ufficialmente denominata Gran Premio di Brescia, che consisteva in una corsa a circuito triangolare che toccava le città di Brescia, Mantova e Cremona. Il circuito prevedeva nove giri in modo da raggiungere la lunghezza di circa 1000 miglia.

Tra il 1941 e il 1946 la corsa non si disputò a causa della partecipazione dell’Italia alla seconda guerra mondiale.

Dopo la guerra

Una Lancia D20 Pininfarina MM alla Mille Miglia del 1953.

La Mercedes di Juan Manuel Fangioattraversa un ponte di Peschiera del Garda. Il compagno di squadra Stirling Moss vince con il record della corsa (Fangio giungerà secondo).

La corsa riprese alle 14.00 del 21 giugno 1947 con la vittoria di Biondetti in coppia con Romano sulla Alfa Romeo 8C 2900B aspirato berlinetta Touring in 16 ore 16 minuti e 39 secondi. Ma il record assoluto se lo aggiudicò il famoso pilota inglese Stirling Moss che nel 1955 percorse i 1600 km in 10 ore e 8 minuti, al volante di una Mercedes-Benz 300 SLR numero 722. Si narra che il suo navigatore Denis Jenkinson compì una ricognizione del percorso, annotandone le caratteristiche su un rotolo di carta lungo quattro metri e mezzo che usò per dirigere Moss durante la gara.

Nel 1957 un fatale incidente avvenuto sulla Goitese nei pressi di Guidizzolo (ma nel territorio comunale di Cavriana), in provincia di Mantova, e causato dallo scoppio di uno pneumatico, costò la vita al pilota spagnoloAlfonso de Portago, al navigatore americano Edmund Gurner Nelson, e a nove spettatori, tra i quali erano cinque bambini. La corsa venne definitivamente sospesa. A seguito dell’incidente Enzo Ferrari, costruttore della vettura coinvolta nell’incidente, subì un processo che durò alcuni anni e dal quale uscì assolto.

Magnifying glass icon mgx2.svg Automobile Club di Brescia effettuò un tentativo per dare continuità alla corsa e nel 1958, nel 1959 e nel 1961, di fronte alla irremovibilità delle autorità che non concessero i nulla-osta necessari per le corse di velocità su strada, organizzò tre edizioni ancora denominate Mille Miglia ma disputate secondo una formula che prevedeva brevi tratti di velocità alternati a lunghe tratte di trasferimento da percorrere alla velocità media di 50 km/h (con penalizzazione per gli eventuali ritardi).

La Mille Miglia rese famosi in tutto il mondo marchi di auto Gran Turismo, come la Alfa Romeo, la Lancia e la Ferrari.

Fortezze del Quadrilatero

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Fortezze del Quadrilatero
QuadrilateroAustriaco.png

Le quattro fortezze del Quadrilatero

Stato Italia Italia
Città Peschiera del Garda, Mantova, Legnago e Verona
Coordinate 45°17′39″N 10°58′06″ECoordinate: 45°17′39″N 10°58′06″E (Mappa)
Informazioni generali
Tipo Linea difensiva permanente
Costruzione 18151866
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Il Quadrilatero fu, tra il 1815 e il 1866, un sistema difensivo costruito dall’Impero austriaco nel Lombardo-Veneto, che si dispiegava su un quadrilatero i cui vertici erano le fortezze di Peschiera del Garda, Mantova, Legnago e Verona, comprese fra il Mincio, il Po, l’Adige e dal 1850 circa la ferrovia Milano-Venezia, tramite la quale erano garantiti i rifornimenti. Difficilmente aggirabile, ostacolava i movimenti di truppe nemiche nella pianura padana.[1]

L’esperienza della seconda guerra di indipendenza italiana del 1859, nel corso della quale furono impiegati per la prima volta i cannoni rigati, di maggiore gittata e precisione, indusse Vienna a far costruire una seconda cerchia di otto forti, distanti poco meno di quattro chilometri dalla cinta magistrale (secondo campo trincerato 1859-60). Questa seconda cintura più esterna era composta da forte Parona, forte Lugagnano, forte Dossobuono, forte Azzano, forte Tomba, forte San Michele, forte Cà Vecchia e forte Cà Bellina.

Con queste opere, le ultime delle quali terminate nella primavera del 1866, Verona venne ad assumere la funzione di piazzaforte di manovra e di deposito principale del Quadrilatero, una delle più agguerrite “regioni fortificate” d’Europa, i cui capisaldi erano rappresentati dalle fortezze di Peschiera, Mantova e Legnago.